Notte di Qualità | Approfondimenti stupefacenti: “Eroina – dieci storie di ieri e di oggi”, intervista a Vanessa Roghi
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Approfondimenti stupefacenti: “Eroina – dieci storie di ieri e di oggi”, intervista a Vanessa Roghi

Approfondimenti stupefacenti: “Eroina – dieci storie di ieri e di oggi”, intervista a Vanessa Roghi

Prosegue la rassegna “Approfondimenti stupefacenti” a cura del Centro Java!
Appuntamento Giovedì 23 Febbraio, dalle ore 18, con Vanessa Roghi!

Vanessa Roghi è una storica della cultura, autrice televisiva di programmi storici, collaboratrice di blog e riviste culturali oltre che autrice di saggi storici. Ha approfondito temi legati alla Storia della scuola e dell’educazione e parallelamente ha approfondito la storia della diffusione dell’eroina in Italia.
Le abbiamo fatto qualche domanda, partendo dal suo precedente libro “Piccola città” fino ad arrivare ad “Eroina”

Nel libro che hai precedentemente scritto su questo tema “Piccola città – una storia comune di eroina” partivi da un tuo vissuto personale e famigliare per allargare poi lo sguardo verso un vissuto collettivo. “Eroina” parte invece dalla vicenda di una persona che hai conosciuto in carcere qualche anno fa. Entrambi i libri intersecano la Storia con storie di vita… Come pensi che la tua dimensione autobiografica influenzi i tuoi studi, le tue ricerche e la tua scrittura? In che modo i lavori sono interconnessi tra loro e che riflessioni ti sei fatta a riguardo?
La mia autobiografia influenza i miei studi innanzitutto in termini di domande che mi faccio e che faccio alla storia, il motivo per cui studio la storia dell’educazione e la storia delle sostanze stupefacenti ha molto a che fare con questo.
La mia vita è stata segnata da questi due aspetti e il mio modo di affrontarli è andare a ricostruirne la storia convinta che possa essere utile non solo a me ma in generale a tutti.
Scuola e sostanze hanno in comune infatti un aspetto interessante: entrambi questi argomenti sono difficilmente visti in una prospettiva storica da chi li vive. Persino gli insegnanti sanno pochissimo della storia dell’istituzione che abitano, delle sue culture, figuriamoci gli studenti. Così chi fa uso di sostanze.
Credo che una maggiore consapevolezza storica sia invece indispensabile per pensarsi come soggetti in evoluzione in trasformazione non inchiodati a ruoli o modi determinati.

Credi che la costruzione sociale del “drogato” e lo stigma rispetto alle persone che fanno uso di eroina si sia modificata nel corso del tempo o l’immaginario sia rimasto immutato? In che modo la volontà di disciplinamento sociale si inserisce all’interno di questo discorso?
La figura del drogato è sempre stata stigmatizzata, colpevolizzata, criminalizzata.
Tutto questo ha moltissimo a che vedere con la questione del disciplinamento sociale, la devianza è considerata da sempre pericolosa. Una profezia che si auto avvera nel momento in cui le sostanze vengono interamente gestite dalla criminalità organizzata e quindi farne uso significa necessariamente entrare in una spirale di delinquenza, devianza appunto, pericolosità sociale.

I tuoi scritti danno un’idea molto chiara di come ancora oggi non venga affrontato, o venga affrontato male, il discorso sulle sostanze in Italia e non solo, dal non fare distinzioni fino ad arrivare ad una narrazione stereotipata delle “droghe” e dei consumatori (di cui spesso è considerata unicamente la fetta di persone con dipendenze). Quali pensi che possano essere le buone pratiche da mettere in campo per cambiare questo paradigma? Credi che il lavoro di riduzione del danno, contrapposto a politiche di proibizionismo, possa essere una strategia plausibile all’interno della cornice delle politiche pubbliche?
La riduzione del danno è una questione di decenza democratica. Esiste un diritto alla salute inalienabile per tutti anche per chi fauso di sostanze. Questo però non mi sembra tanto chiaro, nemmeno alle persone che hanno problemi di dipendenza cronica. Siamo abituati e abituiamo a pensare che comunque in qualche modo uno se la sia cercata di stare male quindi cosa vuole? Ma allora con questo principio dovremmo smetterla di curare chi fuma chi ha incidenti stradali chi mangia troppi zuccheri ecc

La vicenda di San Patrignano è stata al centro di una serie tv di cui si è molto parlato, portando così questo tema al grande pubblico. Cosa ne pensi di prodotti di questo tipo e del ruolo che possono avere?
A me è piaciuta molto, ha riportato la questione dell’eroina al centro del dibattito anche se per poco, in realtà a nessuno importa niente di questi temi, e di serie come quella ce ne vorrebbero molte di più.

Se vi siete incuriosit*, vi aspettiamo il 23 Febbraio alle ore 18, al Centro Java!